Deregulation verde pubblico/privato

Deregulation sul verde pubblico e privato,  il decadimento è già iniziato

Dal 2013 è in vigore l’ attuale Regolamento del Verde, come parte del Regolamento Edilizio (RUE) allegato al PSC (ex PRG).

La materia normativa è stata formalmente data in carico all’Urbanistica Comunale, anche perchè  il Comune di Imola dalla costituzione di BeniComuni 2013 non ha mantenuto al proprio interno le competenze dell’ ex Ufficio Verde Comunale.

Come tutti i regolamenti urbanistici, anche quello del verde, è uno strumento di governo del territorio; gli aspetti tecnici sono oggettivamente importanti per potere attuare le linee politiche dell’ organo di governo ma indubbiamente secondari rispetto ai primi.

Innanzitutto sarebbe opportuno comprendere se questa amministrazione, in procinto di chiudere anticipatamente il proprio mandato, intenda lasciare alla prossima tornata comunale uno strumento utile per  “governare” realmente i processi di gestione del verde (pubblico e privato) o relegare il verde privato, ma anche pubblico, ad aspetti del tutto secondari del governo del territorio.

Il verde privato, come il verde pubblico, sono aspetti del territorio urbano che debbono essere gestiti e integrati fra loro; da qui dovrebbe nascere un regolamento del verde che mentre “tutela” l’ esistente indica, con apposite e specifiche linee guida, la progettazione delle nuove realizzazioni e/o riqualificazione urbanistiche coinvolgenti il verde.

Per tentare di raggiungere questo obiettivo è indispensabile che la pubblica amministrazione si doti di competenze specifiche, in un ufficio verde urbano, al quale vengano attribuiti compiti di progettazione della città del futuro, monitoraggio, controllo, raccolta dati, archiviazione, e soprattutto consulenza-servizio (ai privati cittadini e professionisti del settore); il tutto in una visione integrata tra verde pubblico e verde privato.

Da oltre un decennio l’ ex Ufficio Verde del Comune di Imola (al tempo inserito nell’ex settore manutenzione dell’ ufficio tecnico comunale) ci risulta che abbia presentato numerose proposte finalizzate ad una gestione del verde nello spirito precedentemente indicato ma senza raggiungere alcun risultato tangibile.

Per quanto riguarda il verde pubblico (considerato anche la sempre più diffusa sensibilità popolare) risulterebbe sempre più necessario individuare percorsi di progettazione e gestione aperta e condivisa con la cittadinanza, governando e attivando ambiti di reale partecipazione attiva.

La fantasia e le proposte in questo senso potrebbero sprecarsi, ma tutte dovrebbero rientrare nella creazione di una “Consulta Comunale del Verde” alla quale dovrebbero partecipare non solo la componente politica (Assessore), l’ ufficio tecnico preposto al Verde, le associazioni dell volontariato (ambientaliste e/o cmq di interesse specifico), le guardie ecologiche, le associazioni professionali del settore (vivaistico e manutentivo).

L’ incontro tra pubblico e privato è l’unica strada per potere sviluppare e consolidare negli anni una reale e diffusa cultura del verde generando sinergie positive.

Rendendo trasparente la gestione delle risorse pubbliche disponibili, attivando una progettazione condivisa, non solo si conterrebbero enormemente i conflitti tra pubblico e privato (tra cittadini, amministrazione e staff tecnico addetto al verde) ma potrebbero generarsi sinergie tali da potere mettere in campo anche importanti momenti pubblici di diffusione delle informazioni e più alte conoscenze della materia.

Il verde più di ogni altro settore di gestione urbana si presterebbe alla sperimentazione di forme di governo ad alto contenuto democratico e tecnico.

L’ attuale regolamento non affronta nulla di quanto sopra, anzi, il restyling in corso rappresenta una volontà di deregolamentazione della questione Verde Urbano.

A prescindere da alcune premesse di principio generale ( … che dire? … condivisibili per quanto banali e superficiali) emerge l’ insofferenza del legislatore a governare la materia, tende sempre più alla deregolamentazione, lasciando il privato SOLO nel decidere in proprio cosa fare della sua proprietà privata.

Lo spirito di questo regolamento è lasciare il privato cittadino libero di decidere ciò che gli pare dei propri alberi (art 3 comma 1 punto C e D e comma 3) limitandosi ad indicare parametri di tutela degli alberi nelle potature, ma senza definire la struttura competente in materia (che non può essere una società esterna e/o in house); gli abbattimenti sono di fatto liberi, il cittadino è libero di auto-periziare, auto-giustificare le condizioni previste per gli abbattimenti ma con quali competenze?

Il regolamento impone solo compensazioni ambientali  reimpianti in rapporto 1:1 o compensazioni economiche in caso di impossibilità.

Anche il principio di particolare tutela delle messe a dimora di essenze arboree in virtù delle compensazioni ambientali obbligatorie se non viene previsto una sorta di monitoraggio-censimento il vincolo del regolamento può essere banalmente aggirato da chiunque.

Anche i privati che interagiscono sotto le più svariate forme associative sul verde pubblico pare possano agire col solo obbligo di “Comunicazione”  (Art 5 Comma 2); ciò vuol dire che il pubblico perderà potere interlocutorio con tutti i soggetti a cui verranno assegnate in gestioni parte del patrimonio verde pubblico ( … siamo alla apoteosi della deregulation!!!)

L’ art. 7 comma 3 inserisce il principio del valore ambientale e ornamentale e lo trasforma in valore economico, ma come si è può applicare tale corretto principio se non esiste un sistema di relazioni propositivo-autorizzativo? … Sul piano pratico l’ Amministrazione Comunale non sarà mai in grado di attivare le opportune forme per recuperare i valori economici dei danni arrecati.(vedi art. 12 comma 1)

L’art 7 comma 3 è un contraddittorio, o meglio una bufala!

A differenza dei tanti emendamenti depositati dal M5S Imola, utili a migliorare il regolamento che vuole contrastare le patologie le problematiche legate al gioco d’azzardo lecito, in questo caso è impossibile intervenire perché NON CONDIVISIBILE nelle sue intenzioni politiche; questo restyling è funzionale ad un processo di deregulation e liberalizzazione che inevitabilmente produrrà un decadimento del patrimonio arboreo e paesaggistico urbano.

Movimento 5 Stelle Imola

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