La crisi delle imprese a Imola e possibili soluzioni

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Il saldo negativo di meno 57 attività a Imola e 85 nel circondario riportato dalla Camera di Commercio, fotografa una crisi che al di là della propaganda di governo è ancora ben lontana dal terminare, specie se per fine della crisi si vuole intendere una riduzione della disoccupazione grazie alla creazione di impieghi dignitosi e non posti di lavoro come li rileva oggi l’ISTAT, dove basta aver timbrato il cartellino per solo un’ora nella settimana di rilevazione per risultare occupato.

A livello nazionale, come previsto nel programma economico del M5S, serve un cambio radicale, servono politiche espansive, termine che la presunta intellighenzia del presunto centro sinistra ormai considera quasi come una bestemmia. In altre parole bisogna che al governo vada chi considera il blocco degli investimenti pubblici fatti con giudizio e non per comprarsi consenso, una stupidaggine, o in altri termini significa mandare finalmente a casa i fanatici dell’austerità espansiva che ci hanno solo regalato 6 anni di crisi assolutamente evitabili.

A livello locale invece bisogna aver il buon senso di evitare di fare come la giunta del presunto miglior sindaco di Imola degli ultimi 70 anni, carica onorifica che finora è stata assegnata d’ufficio dalla propaganda di partito ad ogni sindaco imolese uscente per catapultarlo a Roma.

Bisogna cioè usare i soldi pubblici per attirare persone sul nostro territorio da fuori e non dividere la torta in fette sempre più piccole.
Questo è quello che è successo per esempio con l’apertura fortissimamente voluta dalla giunta Manca di un bar in centro a Imola in locali comunali che contestualmente però ne ha fatti chiudere altri 3.
Questo è quello che è successo con l’apertura di una nuova farmacia in zona stazione che difficilmente attirerà clienti da fuori comune.
Questo è quello che è successo con la mitica manufactoring zone, che per la forza di un ente territoriale non è stata altro che un’operazione cosmetica o poco altro far pubblicità alla maggioranza uscente sui giornali locali, capace perfino di raccontare che la mancata delocalizzazione di un’azienda sarebbe legata al vantaggio di pagare meno TARI per tre anni piuttosto che promettere tempi certi per i permessi, come a dire che quello che dovrebbe essere un diritto riconosciuto a tutti coloro che voglio fare impresa improvvisamente è diventato un favore.

Poi i “compententi” si interrogano perchè a Imola il PD è passato dal 41% delle politiche del 2013 al 29% dello scorso 4 marzo.

M5S Imola

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