La disperazione non Manca, la situazione è eccellente.

Se in un appuntamento istituzionale come la festa del 2 giugno il sindaco di Imola, che in teoria sarebbe il rappresentante di tutti i suoi concittadini compresi quelli che non l’hanno votato (e alle ultime amministrative sono stati ben il 47%), sfrutta quel palco per attaccare in maniera subdola quanto inequivocabile la prima forza politica del suo paese, dicendo che “siamo i custodi della democrazia” e aggiungendo subito dopo che “il rischio è che la gente diventi vittima dei sistemi informatici facendosi manipolare anzichè mantenerne il controllo“, significa che siamo davanti ad un custode molto scarso di  quella democrazia che a parole invece dice di voler difendere.

Un primo cittadino piddino può legittimamente insultare il Movimento 5 Stelle dagli spazi appositamente dedicati nelle sue feste di partito, oppure in consiglio comunale, oppure con comunicati o conferenze stampa ad hoc, e se non pago anche sui suoi canali social.

Il fatto che comunque tutti gli strumenti tradizionali per manipolare il suo elettorato ormai non gli bastino più tanto da obbligarlo a contrabbandare la sua propaganda anche in appuntamenti che dovrebbero essere rigidamente preservati dalla polemica politica, come M5S non possiamo far altro che interpretarlo come un segnale estremamente positivo, specialmente ora in vista delle prossime campagne elettorali, dove un elettorato correttamente informato riteniamo dovrebbe premiare il PD con un risultato simile a quello attribuito al partito di Alfano.

M5S Imola

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